Come possiamo leggere le difficoltà dei nostri figli?

Condividiamo alcune riflessioni.

Sapete quali sono i sentimenti più diffusi nei genitori?

L’orgoglio e la preoccupazione.

Noi genitori abbiamo momenti in cui il nostro cuore scoppia di orgoglio per ciò che i nostri figli fanno e sono: siamo orgogliosi per un loro voto, per una loro performance sportiva, per come suonano uno strumento.

Siamo orgogliosi per la loro capacità di relazionarsi con gli amici, o perché vanno in bicicletta senza rotelline, o hanno prestato un giocattolo ad un amico, o si sono fatti eleggere rappresentanti di classe o hanno passato con successo il test di ammissione all’università.

Noi genitori abbiamo momenti in cui siamo schiacciati dalla preoccupazione: alla sua età non si esprime ancora bene, si fa ancora la pipì addosso la notte, a scuola non ha un comportamento adeguato, prende voti bassi in matematica, ha pochi amici.

Ed è ovvio che sia così: noi amiamo profondamente queste creature e il nostro desiderio più grande è che siano felici.

Ed essere felici richiede che abbiano delle buone competenze nella vita: a scuola, con gli amici, in famiglia.

Avere buone competenze significa raccogliere buoni risultati, avere conferme, stare bene in ciò che si fa.

In tutto questo c’è una piccola controindicazione: proprio perché ci rendiamo conto che per vivere bene è necessario avere delle buone competenze nei vari ambiti della vita (e questo vale per bimbi ed adulti), non appena vediamo che i nostri figli hanno delle difficoltà, tendiamo ad allarmarci e a vivere la situazione come un grosso problema.

È un problema che non si tengano puliti, che alzino le mani, che non si comportino bene, che non siano bravi in matematica, che non riescano ad esprimersi correttamente in un tema, che abbiano difficoltà a relazionarsi con i compagni.

Questo modo di leggere le loro incompetenze tende a rendere più difficile il ruolo di noi genitori, a crearci tanta ansia e preoccupazione, a farci vivere delusioni e frustrazioni, che ovviamente poi trasferiamo, anche senza volerlo, ai nostri pargoli.

Usiamo il paio di occhiali della valutazione del risultato: se sei bravo va bene e siamo tutti felici, se sei in difficoltà non va assolutamente bene e c’è un problema.

Questo paio di occhiali ci fa leggere la vita come un luogo felice se raccogliamo successi in ciò che facciamo: successi con gli altri, conferme, complimenti, voti alti, approvazione.

Quando gli insegnanti ci dicono che nostro figlio non sta attento, legge male, alle interrogazioni balbetta, ecco la paura, la delusione, la preoccupazione perché ha un problema.

Ora, non sono qui a dirti che i risultati non siano importanti: successi, voti e conferme sono fondamentali per noi. E quando un bimbo è in difficoltà c’è assolutamente bisogno di intervenire.

Ciò che desidero fare è condividere con te un paio di occhiali diverso, che ci consenta di vivere queste situazioni come normali aspetti della vita, come momenti evolutivi necessari, come occasioni interessanti di riflessione e di scelta.

Ti propongo un paio di occhiali che io amo utilizzare quando sto con bimbi, ragazzi e genitori e mi consentono di individuare i percorsi più adatti per imparare.

Come possiamo leggere le difficoltà dei nostri figli?

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