Ti auguro un Buon Natale e un 2021 pieno di unicorni!

Negli scorsi giorni ho pensato come poterti augurare un Buon Natale. Ho pensato a frasi, aneddoti, poesie e rime.

Alla fine ho scelto una pagina di Shawn Achor, di cui ti ho già parlato nell’ultimo podcast:

“Avevo sette anni e io e mia sorella Amy stavamo giocando sul materasso superiore del nostro letto a castello. Lei aveva due anni in meno di me e questo significa che le toccava fare tutto ciò che io avessi voglia di fare.

Per puro caso, io volevo giocare “alla guerra”, quindi misi in fila tutti i miei soldatini da un lato del letto, di fronte ai suoi “My Little Pony” e ai suoi unicorni.

Ero abbastanza sicuro del risultato; non bisogna essere dei grandi esperti di storia militare per sapere che raramente gli unicorni hanno sconfitto dei soldati sui campi da battaglia.

Tuttavia esistono diverse versioni in merito a ciò che accadde al culmine della battaglia.

Sono io che racconto la storia, quindi vi dirò quella che secondo me è pura verità: mia sorella si infervorò un po’ troppo e, senza ricevere alcun aiuto da parte mia, cadde dal letto. Sentii un tonfo sul pavimento e mi sporsi nervosamente dal materasso per vedere cosa ne fosse stato di Amy.

Innanzitutto perché mia sorella era ed è tuttora la mia migliore amica. In secondo luogo perché i nostri genitori si erano raccomandati con me che giocassimo nel modo più tranquillo possibile, dato che loro stavano andando a fare un sonnellino.

Guardai la faccia di Amy e notai che un gemito di dolore e sofferenza stava per esploderle in gola, rischiando di svegliare i nostri genitori. La necessità è la madre di tutte le invenzioni, quindi feci l’unica cosa che il mio disperato cervello di sette anni riuscì a concepire.

Dissi: “Amy, guarda! Hai visto come sei atterrata? Nessun essere umano è in grado di atterrare a quattro zampe come hai appena fatto tu. Tu…tu sei un unicorno!!!”.

Si trattava di un imbroglio bell’e buono, lo so, poiché sapevo che non esisteva altra cosa al mondo che mia sorella desiderasse di più se non che tutti capissero finalmente che lei non era Amy, una normale bambina di 5 anni, ma “Amy l’Unicorno Speciale”.

Il gemito le si arrestò in gola e la confusione si impossessò del suo viso. I suoi occhi riflettevano un evidente conflitto interiore: il suo cervello non sapeva se concentrarsi sul dolore fisico che provava o sull’euforia della sua nuova identità di unicorno.

La seconda opzione prevalse. Invece di piangere, svegliare i nostri genitori e scatenare tutte le conseguenze negative che ne sarebbero conseguite, un sorriso le dipinse sul volto e tornò vicino a me sul letto con un coraggioso balzo e tutta la grazia di un piccolo unicorno.

Io e mia sorella non avevamo idea che quello che avevamo vissuto per caso alla tenera età di cinque e sette anni sarebbe stato all’avanguardia di una rivoluzione scientifica due decenni dopo.

Tuttavia, no, non imparammo che si può mentire a qualcuno per spingerlo ad essere felice a dispetto di dolore e sofferenza. Quello che imparammo fu molto importante: una verità scientifica sul funzionamento del cervello umano.

Nonostante non usassimo di certo queste parole, io ed Amy cominciammo a capire che il nostro cervello è come un grande processore in grado di dedicare solo un numero ben definito di risorse all’esperienza del mondo.

Poiché, quindi, le risorse del cervello sono limitate, non ci resta che una scelta: utilizzare tali risorse per vedere solo dolore, negatività, stress ed incertezza, oppure sfruttarle per guardare le cose attraverso una lente di gratitudine, speranza, resilienza, ottimismo e significato.

La felicità non consiste nel mentire a se stessi, o nell’essere ciechi alle cose negative, bensì nell’adeguare il nostro cervello in modo da riuscire a vedere le possibilità che abbiamo per superare le circostanze”.

Buon Natale e buon 2021, pieno di unicorni!

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